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Paris Creator Week apre all'M&A: gli investitori cercano creator-imprenditori in Europa

Alla terza edizione, il 4 e 5 novembre a Parigi, Paris Creator Week aggiunge un percorso dedicato a fusioni, acquisizioni e investimenti. Il cofondatore Pierre Allary: ci sono capitali pronti a entrare nelle imprese dei creator, ma in Europa i bersagli sono ancora pochi.

di Alessandro· 4 min di lettura

Dall'upload all'exit: è il percorso che Paris Creator Week vuole raccontare, e per la terza edizione ha aggiunto un tassello che finora mancava, un programma dedicato a fusioni, acquisizioni e investimenti. L'evento si tiene mercoledì 4 e giovedì 5 novembre alla Grande Halle de la Villette di Parigi. A spiegare la scelta, in un'intervista a NetInfluencer, è il cofondatore e direttore generale Pierre Allary: gli investitori vogliono entrare nelle attività dei creator, ma in Europa fanno fatica a trovare aziende da comprare.

Perché un percorso sull'M&A

Allary ha fondato l'evento nel 2023 partendo da un'osservazione: molti creator sono già imprenditori, ma spesso non sanno come costruire una vera azienda. Da qui l'idea di un appuntamento che accompagni l'intera filiera, dalla creazione dei contenuti fino all'eventuale cessione. Oggi, dice, mancano luoghi in cui incontrarsi e fare davvero affari.

Il nuovo percorso, prodotto insieme a Quartermast, nasce da questo vuoto. Negli Stati Uniti le operazioni di M&A nella creator economy sono già frequenti, mentre in Europa il fenomeno sta cominciando adesso. Gli investitori guardano alle società fondate dai creator, che nascono in gran numero soprattutto nel cibo e nell'abbigliamento, ma anche a strumenti software e agenzie. Tra gli esempi citati ci sono una kombucha lanciata da poco in Francia e le patatine dei creatori di McFly et Carlito.

Le domande sul tavolo

Le sessioni affrontano i nodi concreti di ogni operazione. C'è il rischio legato alla dipendenza da una sola persona, cioè cosa succede a un'azienda se il volto del brand è il creator. C'è il tema della valutazione: come si stima il valore di una società di contenuti e come si valuta un canale YouTube. E c'è la questione se un canale si possa vendere, oppure se i suoi contenuti possano essere dati in licenza.

Per Allary è un segnale di maturazione: l'industria si sta professionalizzando e i creator si ispirano a vicenda nel passare da persone che pubblicano contenuti a imprenditori.

Il resto del programma

L'M&A è solo uno dei percorsi. Ci sono quelli dedicati al creator come imprenditore (come avviare, far crescere, finanziare e cedere un'attività, con brand deal e live shopping tra i temi), a come i brand scelgono e lavorano con i creator, e alla produzione di contenuti, dall'idea alla messa in onda tra podcast, newsletter e video. Spazio anche a ScreenTube, sulla convergenza tra media tradizionali e creator economy, e a un percorso più orientato alla società, con temi come il ruolo dei creator nelle elezioni e la questione di uno status sociale e di tutele legali per i creator-imprenditori.

Tra i nomi in programma, il ceo di Twitch Dan Clancy e Travis Katz, general manager e vice presidente di YouTube Shopping. Allary sostiene la scelta di far parlare i dirigenti delle piattaforme per capire come ragionano e quali sfide affrontano: ognuna ha la propria agenda, ma tutte hanno interesse a far crescere il settore. Tutte le piattaforme, YouTube e TikTok comprese, sono partner di quest'anno. Sul palco anche Tibo InShape, creator fitness con oltre 50 milioni di follower che ha lanciato un'azienda di integratori insieme a imprenditori già affermati.

L'intelligenza artificiale non è il tema centrale, precisa Allary: le sessioni guardano a dove è redditizia e dove rischiosa, a chi aiuta, a come i brand possono usarla per il social listening e se favorisca i piccoli o i grandi creator. In agenda c'è anche il finanziamento pubblico delle industrie creative in Francia, definito un tema delicato.

I numeri dell'evento

Gli organizzatori si aspettano 8mila presenze, contro le 4.600 dell'edizione 2025 a Station F. Circa un terzo del pubblico è fatto di creator, un altro terzo di responsabili marketing dei brand, e il resto da chi guadagna lungo la filiera dei contenuti, tra fornitori di strumenti e agenzie. Più di un terzo dei partecipanti viene dall'estero: la prima edizione era interamente francese e l'obiettivo per il prossimo anno è arrivare a una divisione alla pari. Allary ammette che uscire dai confini francesi è stato l'aspetto più difficile, perché l'influenza è locale, e che costruire in 24 ore uno spazio vuoto come la Grande Halle è stata una sfida sottovalutata.

Perché interessa anche in Italia

Il segnale vale oltre Parigi. Se in Europa gli investitori cercano creator-imprenditori ma trovano poche aziende pronte, per chi crea contenuti diventa più importante strutturare la propria attività: separare il brand dalla persona, mettere in ordine contratti e diritti sui contenuti, avere dati chiari sul proprio pubblico. Sono i punti su cui, come emerge dalle domande del percorso M&A, si decide il valore di un'operazione. Resta da vedere quante operazioni europee seguiranno davvero l'esempio statunitense; intanto Parigi offre a investitori e creator un luogo dove cominciare a parlarne.

Fonte: NetInfluencer.