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M&A nella creator economy: 70 deal in sei mesi e i grandi compratori entrano in campo

Secondo il "Creator Economy M&A Report" di Quartermast Advisors, tra gennaio e giugno si sono chiuse 70 operazioni di fusione e acquisizione, il 23% in più rispetto allo stesso periodo del 2025 e il semestre più intenso mai registrato dalla società.

di Redazione· 5 min di lettura

Per chi lavora nella creator economy — creator, talent manager, agenzie — il dato più utile del primo semestre 2026 non è tanto il numero di acquisizioni, quanto chi sta comprando e perché. Secondo il "Creator Economy M&A Report" di Quartermast Advisors, tra gennaio e giugno si sono chiuse 70 operazioni di fusione e acquisizione, il 23% in più rispetto allo stesso periodo del 2025 e il semestre più intenso mai registrato dalla società. Con 87 deal in tutto il 2025, il mercato è già in rotta verso un anno record: Quartermast stima oltre 100 operazioni entro dicembre. Sullo sfondo c'è un mercato globale della creator economy stimato in 235 miliardi di dollari e in crescita a un tasso annuo composto del 22,5%.

La lettura di fondo è che il settore sta cambiando natura. Non siamo più nella fase della "corsa all'oro" speculativa dei primi anni della creator economy: gli acquirenti strategici non sperimentano più ai margini, ma costruiscono capacità centrali. Il capitale si muove verso aziende con margini solidi, barriere difendibili e una scala reale. In altre parole, i creator business vengono valutati come qualsiasi altro settore maturo: sui fondamentali, non sulla narrazione.

Gli assegni si fanno più grandi

In cima al mercato le cifre si sono alzate. Le due operazioni più grandi del semestre hanno riguardato aziende software: eBay ha rilevato da Etsy la piattaforma di moda second-hand di riferimento per la Gen Z, Depop, per circa 1,2 miliardi di dollari; Netflix ha acquisito InterPositive, società di tooling AI per la produzione cinematografica rivolta ai creator professionisti, per 587 milioni. Subito dietro, tre nomi che il mondo creator conosce bene: Accenture Song ha comprato l'agenzia creator e social Whalar per una cifra stimata attorno ai 500 milioni, mentre Vox Media è passata a Lupa Systems di James Murdoch per 300 milioni e Allen Family Digital di Byron Allen ha rilevato il 52% di Buzzfeed a una valutazione di 231 milioni. Quartermast ha scelto di escludere dalla classifica l'operazione da 975 milioni tra Rich Sparkle e Step, strutturata come reverse merger per accedere ai mercati pubblici più che come acquisizione tradizionale.

Il punto interessante è la varietà dei target. Per la prima volta, secondo Quartermast, le proprietà media rappresentano la fetta più grande delle acquisizioni (27,1%), seguite da software (24,3%), agenzie (21,4%) e talent management (14,3%). Non è un singolo trend a trainare tutto: è una convinzione diffusa che tocca tutti i pezzi della filiera. La stragrande maggioranza dei deal riguarda poi aziende in fase "emerging" e "growth" — founder-led e in piena crescita — piuttosto che realtà già mature: i buyer preferiscono consolidare talento, distribuzione e capacità di piattaforma prima che le società raggiungano il picco di scala.

Chi compra: arrivano i buyer "non endemici"

La novità più rilevante per creator e agenzie è l'identità dei compratori. Accanto agli attori storici — gruppi di agenzie, talent agency, media company, piattaforme tech, private equity e i cosiddetti "creator media rollup" — è entrata un'ondata di acquirenti "non endemici", cioè aziende esterne al settore che vedono nei creator business un canale di distribuzione strategico. Quartermast cita operazioni che coinvolgono HubSpot, OpenAI, eBay e Cloudflare come segnali di questo spostamento.

Un altro trend annotato dal report è l'aumento delle acquisizioni "picks-and-shovels", cioè di infrastruttura e strumenti a monte del contenuto: deal come quelli di InterPositive, TubeBuddy, Supercast, Step e Lighter mostrano che si comprano sempre più i "badili" che abilitano la creator economy, non solo i contenuti. Parallelamente crescono le acquisizioni di aziende creator-led: TBPN, Futurepedia, Salary Transparent Street, Post United e The United Stand & That's Football sono tra gli esempi citati.

Sul piano geografico, l'attività cross-border è risalita al 31,4% del totale (dal 27,2% del 2025), anche se il Nord America resta il baricentro con il 64,3% delle transazioni. All'interno degli Stati Uniti, la California da sola ha registrato più acquisizioni di tutti gli altri stati messi insieme. L'Europa è il secondo mercato più attivo con il 27,1% dei deal, trainata dal Regno Unito, che pesa per 13 delle 19 operazioni europee del semestre.

Cosa significa per chi crea e per chi rappresenta i creator

Le testimonianze dei founder raccolte nel report indicano dove sta andando il valore. Chi ha venduto racconta che oggi la crescita dell'audience da sola non basta più: gli acquirenti vogliono vedere infrastruttura reale, ricavi diversificati, relazioni solide con le piattaforme e maturità operativa. Shady Dnaf, fondatore di Sunny State Agency (acquisita da Bent Pixels), avverte che il processo è molto più orientato al dettaglio di quanto i founder si aspettino, e che i buyer di oggi sono diventati più sofisticati. Jennifer Quigley-Jones, fondatrice di Digital Voices (acquisita da PMG), sintetizza il cambio di percezione: l'influencer marketing non è più visto come un canale emergente, ma come parte centrale dell'ecosistema media moderno. La domanda non è più "se" il creator marketing conti, ma "come" integrarlo e scalarlo.

Per talent manager e agenzie il messaggio è concreto, e i multipli di valutazione lo confermano. Le agenzie scambiano su multipli di EBITDA che vanno da circa 3,5x fino a oltre 10x quando la quota di ricavi ricorrenti supera il 70%, i margini sono alti e la crescita sostenuta. Le società di talent management sono valutate premiando la bassa dipendenza da un singolo creator (idealmente sotto il 15% dei ricavi), un team di leadership solido e partnership con i brand ricorrenti anziché progetti spot. I business software, infine, sono prezzati su multipli dell'ARR che premiano retention e crescita. Per i creator, la lettura è più ampia: le aziende costruite intorno al loro lavoro non sono più scommesse di frontiera, ma asset che grandi gruppi comprano su basi finanziarie. Un settore che si consolida offre più opportunità di partnership e più solidità, ma alza anche l'asticella su professionalità, dati e sostenibilità del business.