Per un creator, ricevere un brief e poi inseguire il pagamento è una scena fin troppo familiare. Hoopygang prova a cambiare il copione con HoopyUp, una nuova applicazione proprietaria in cui sono i creator a scegliere le campagne a cui partecipare e in cui il compenso si lega ai risultati generati, non solo alle visualizzazioni.
L'agenzia ha presentato la piattaforma il 29 ottobre a Intersections, durante un workshop realizzato con Fastweb+Vodafone, tra i primi brand ad aver sperimentato lo strumento e a collaborare al suo sviluppo.
Il brief arriva alla community, il creator decide
Il funzionamento ribalta il rapporto abituale. Quando Hoopygang riceve un brief da un'azienda, lo pubblica su HoopyUp e lo rende disponibile ai creator registrati, che decidono in autonomia se aderire.
L'accesso è aperto a tutti: non ci sono soglie minime di follower né costi d'ingresso. Per i microcreator è un cambio di prospettiva non da poco.
La piattaforma non si limita a contare i follower. Analizza il profilo del creator e della sua fanbase e cerca affinità con le diverse opportunità, guardando a elementi qualitativi: tono di voce, composizione e interessi della community, coerenza con il brand, capacità di storytelling.
Dal contenuto al pagamento, tutto nello stesso posto
Dopo l'adesione, il creator realizza il contenuto e lo carica direttamente nell'app. Il brand lo approva prima della pubblicazione sui canali del creator. A ciascun creator è associato un link univoco, con cui si tracciano i risultati del singolo contenuto, dai click alle conversioni attribuibili alla campagna.
Per la misurazione contano i link e i contenuti validati in anticipo dal brand. Tutto il processo, dal brief al tracking, passa da un unico ambiente, senza scambi di email e messaggi.
Sul fronte dei compensi, ogni creator ha una dashboard personale con le performance e un wallet aggiornato ogni settimana, che mostra quanto ha maturato. I pagamenti vengono gestiti attraverso l'applicazione, senza dover inseguire i brand.
Michele Maragno, Sales Manager di Hoopygang, aggiunge un punto che riguarda direttamente chi crea: quando le performance non arrivano, l'agenzia dice di non lasciare solo il creator e di intervenire con attività di formazione e supporto.
Perché si sposta il metro di misura
Dietro HoopyUp c'è la convinzione del CEO Simone Pepino: l'influencer marketing non è più solo awareness e va integrato nelle strategie media anche con obiettivi di performance, dimostrando quanto la fiducia costruita con le community si traduca in valore concreto: lead, conversioni e ritorno sull'investimento.
Il contesto è quello di un mercato in crescita ma frammentato. Secondo le stime citate dall'azienda, la creator economy italiana vale 550 milioni di euro, con una crescita superiore al 12% rispetto al 2025. Trovare i profili giusti, costruire collaborazioni efficaci e misurarle diventa più complesso al crescere dell'offerta.
Adolfo D'Uva, Manager of Performance Media in Fastweb+Vodafone, indica tre limiti dei modelli attuali: la difficoltà di trovare di continuo profili nuovi, l'esaurimento rapido delle potenzialità di alcune audience e la complessità di attribuire i risultati alle singole collaborazioni. HoopyUp punta a rispondere proprio a questi nodi, offrendo ai brand un bacino di creator in continuo rinnovamento.
Il capitale di partenza resta la fiducia: secondo una ricerca YouGov riportata da UPA, il 45% del pubblico dichiara di fidarsi dei creator.
Le prossime mosse: intelligenza artificiale e mercato internazionale
La piattaforma è pensata per evolvere. Hoopygang prevede di introdurre agenti di intelligenza artificiale per ottimizzare creatività e attività, rendendo le campagne via via più efficaci. L'azienda parla inoltre di una struttura scalabile e di prospettive di estensione internazionale, anche attraverso progetti UGC e collaborazioni con creator su scala globale.
HoopyUp si inserisce nel percorso di strumenti proprietari dell'agenzia, che comprende Relations (2017), HOS (2018) e Relations.AI (2025).
Cosa significa per chi crea
Per i creator il messaggio è duplice. Da un lato c'è più libertà: si scelgono i brand con cui lavorare e si ha accesso senza requisiti di follower. Dall'altro c'è più responsabilità sul risultato, perché il compenso dipende da lead e conversioni tracciabili. Chi ha una community piccola ma coesa e sa spiegare bene un prodotto potrebbe trovare qui uno spazio che le logiche tradizionali gli negano.
Resta un nodo: la logica a performance sposta parte del rischio sul creator, e il valore di un contenuto non si esaurisce nel link tracciato. Il comunicato non dettaglia tariffe e tipologie di campagna: sarà utile capirlo quando l'app sarà in uso su larga scala.
Per agenzie e brand, infine, è un altro segnale: la misurabilità sta diventando la moneta con cui si valuta l'influencer marketing.