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40D Creator System: 40Degrees punta sul creator marketing come sistema

A Intersections 2026 l'agenzia 40Degrees ha presentato un metodo per valutare i creator e misurare l'impatto oltre la singola campagna. Cosa cambia per chi crea contenuti.

di Alessandro· 3 min di lettura

Per i creator, una campagna spesso inizia e finisce con un brief e un pagamento. Con il 40D Creator System, 40Degrees prova a cambiare questa logica: meno attivazioni scollegate, più un metodo che accompagna brand e creator nel tempo. L'agenzia di influencer marketing e branded content del gruppo Openbox lo ha presentato il 28 ottobre a Milano, durante Intersections 2026.

Perché riguarda chi crea contenuti

Il messaggio di lancio è netto: "Stop doing creator campaigns. Start building a Creator Marketing System". Tradotto, significa che il valore di una collaborazione non dovrebbe esaurirsi con la pubblicazione dei contenuti. Ogni attivazione dovrebbe lasciare conoscenza utile per quelle successive, e questo è un buon segnale per i creator che puntano su rapporti ricorrenti con i brand, invece che su ingaggi isolati.

Secondo Matteo Pogliani, CEO di 40Degrees, «il creator marketing non ha bisogno di essere semplificato, ma di essere messo a sistema». Una frase che riconosce la complessità del lavoro e rifiuta l'idea di ridurlo a una lista di profili da incrociare con un budget.

Come viene valutato un creator

Il cuore operativo del sistema sono due metodologie proprietarie. La prima si chiama RELEVANCE e propone una valutazione multidimensionale dei creator. Non guarda soltanto i follower o l'engagement: include reputazione, qualità dei contenuti, caratteristiche dell'audience, affinità con il brand e risultati ottenuti in passato.

Per chi crea, è un'indicazione concreta su cosa conta davvero quando un'agenzia seleziona i talent. Avere un pubblico coerente, contenuti curati e uno storico di collaborazioni riuscite pesa quanto i numeri assoluti. Raccontare bene questi elementi nel proprio media kit diventa quindi un vantaggio competitivo.

La seconda metodologia è IMPACT, dedicata alla misurazione. Unisce le performance quantitative a analisi qualitative e a indicatori di valore come sentiment, percezione del brand e memorabilità. Il risultato di una campagna, in questa visione, non si esaurisce in visualizzazioni e interazioni.

I cinque pilastri del sistema

Il metodo poggia su cinque principi dichiarati dall'agenzia:

  • System Thinking: il creator marketing viene letto come un ecosistema di elementi che dipendono l'uno dall'altro.
  • Multidimensional Intelligence: un'analisi che va oltre le singole dashboard e prova a capire cosa funziona, perché, per chi e in quale contesto.
  • Multiplayer Relevance: la rilevanza nasce dall'incontro tra brand, creator, persone e algoritmi.
  • Human-Powered Creativity: i dati orientano le decisioni, ma è la creatività, con il contributo dei creator, a trasformarle in contenuti.
  • Continuous Impact: ogni attivazione genera conoscenza che alimenta le successive.

Il terzo e il quarto punto sono quelli che toccano più da vicino il lavoro di chi produce contenuti. Il primo riconosce che la rilevanza non dipende solo dal creator, ma dall'incontro tra brand, pubblico e algoritmi. Il secondo ribadisce che l'apporto creativo resta centrale e non viene sostituito dai numeri.

Da data-driven a data-informed

Un passaggio chiave del posizionamento è la transizione da un approccio data-driven a uno data-informed. Nel primo caso sono i dati a guidare le scelte quasi in automatico; nel secondo gli insight supportano strategia e creatività senza prenderne il posto.

Per i creator è una differenza che si sente. Un brief costruito solo sulle metriche tende a essere rigido e ripetitivo. Un brief che usa i dati come punto di partenza, lasciando spazio alla voce del creator, di solito dà più libertà e contenuti più credibili per il pubblico.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Per ora si tratta di una presentazione di metodo, e saranno i casi concreti a mostrare come RELEVANCE e IMPACT funzionino sul campo. Le fonti non indicano numeri o campagne già misurate con il nuovo sistema, quindi conviene considerarlo un'indicazione di direzione più che un risultato dimostrato.

Per brand e agenzie il segnale è comunque chiaro: il mercato italiano del creator marketing cerca strumenti per misurare e pianificare oltre la singola campagna. Per i creator, la mossa più utile è prepararsi a questo cambio di linguaggio. Avere dati sul proprio pubblico, mostrare la coerenza dei propri contenuti e documentare i risultati delle collaborazioni passate significa farsi trovare pronti quando un'agenzia applicherà criteri di valutazione più ampi di quelli tradizionali.

Chi lavora con più brand troverà inoltre vantaggioso un approccio che valorizza la continuità: se ogni attivazione insegna qualcosa alla successiva, anche il creator che collabora più volte con lo stesso marchio ha argomenti in più per negoziare un rapporto stabile.