Chi pubblica contenuti su Instagram per lavoro può ricavare qualche indicazione pratica dalla nuova serie di video che il capo della piattaforma, Adam Mosseri, sta pubblicando sul proprio profilo per spiegare come funziona l'algoritmo di ranking.
Le quattro leve del ranking
Il quadro che emerge dai video si può riassumere in quattro principi. Il primo è l'originalità, che premia i contenuti realizzati dal creator originale rispetto a chi ripubblica materiale altrui. Il secondo è la recency, cioè il peso del momento della pubblicazione, che rende il feed "grosso modo in ordine cronologico". Il terzo sono i cosiddetti breaking content: la scelta di mostrare i post pubblici di creator piccoli anche ad account che non li seguono, per capire come reagisce il pubblico e dare una spinta a chi è agli inizi. Il quarto è la dimensione dei modelli di intelligenza artificiale usati per il ranking, che secondo Mosseri si è ampliata per includere più fattori da una gamma più ampia di contenuti.
Cosa cambia per chi pubblica ogni giorno
Al di là dei quattro principi, Mosseri ha condiviso anche indicazioni più operative per chi produce contenuti: puntare sul tasso di interazione piuttosto che sul numero assoluto di visualizzazioni o di like, perché è quello il segnale che il sistema usa per prevedere se un utente guarderà un post fino alla fine o lo condividerà con un amico. Ha anche consigliato di sperimentare formati e approcci diversi, perché le tendenze cambiano rapidamente e ciò che funziona una settimana può non funzionare quella successiva, indicando i Reels di prova come uno strumento utile in questo senso. Sul fronte della frequenza di pubblicazione, il consiglio è quello di postare quanto più possibile per aumentare le probabilità di un contenuto che funzioni, bilanciando però questo obiettivo con il rischio di burnout.
Il contesto: regolatori e trasparenza
Il momento in cui arrivano questi video non è casuale: da un lato c'è la volontà di rispondere alle preoccupazioni sull'influenza dell'algoritmo sulle tendenze culturali, un tema su cui il governo australiano sta lavorando a una nuova regolamentazione; dall'altro, Instagram prova a fornire ai creator strumenti concettuali per orientare la propria strategia di pubblicazione. Mosseri ha anche spiegato perché il ranking esiste: senza un ordinamento algoritmico, ha detto, il feed finirebbe per essere dominato dagli account che pubblicano più spesso — e i brand e le aziende pubblicano molto più dei singoli creator — con un peggioramento complessivo dell'esperienza utente e una riduzione della reach media per chi crea contenuti.
Gli strumenti che i creator possono usare subito
Molti osservatori di settore hanno definito queste informazioni piuttosto generiche, poco utili per chi gestisce già da tempo la comunicazione social di un brand o di un creator professionista. Resta però utile ricordare agli account più piccoli gli strumenti di feedback diretto messi a disposizione da Instagram: la lista dei preferiti, l'opzione "non mi interessa" e la funzione Il tuo algoritmo, che permette di aggiungere o rimuovere gli argomenti attribuiti ai propri interessi. Sono leve immediate su cui intervenire nella distribuzione dei propri contenuti, più concrete di qualunque teoria generale sul funzionamento dell'algoritmo.
La lettura per creator e agenzie
Per creator e agenzie, il valore pratico di questi video sta più nella conferma di alcune scelte editoriali già in uso — puntare sull'engagement rate, testare nuovi formati con costanza, non affidarsi solo alla frequenza di pubblicazione — che in una vera rivoluzione delle regole del gioco. Ma in un momento in cui la pressione regolatoria sull'algoritmo cresce anche fuori dagli Stati Uniti, sapere come Instagram giustifica pubblicamente le proprie scelte resta un'informazione utile da tenere a mente nelle conversazioni con i brand, soprattutto quando si tratta di spiegare cali di reach che non dipendono dalla qualità dei contenuti pubblicati.