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Creator politici: reach, soldi e regole, come si muovono tra le piattaforme

YouTube per i ricavi, Instagram e Facebook per la portata, newsletter per la base economica: la strategia dei creator politici americani spiegata a chi crea contenuti.

di Alessandro· 3 min di lettura

Fare politica online, oggi, significa muoversi su più piattaforme contemporaneamente, ciascuna con il suo compromesso tra pubblico, guadagni e regole. Un'inchiesta recente racconta come i creator politici americani stiano gestendo questo equilibrio, e le loro scelte dicono molto anche a chi produce contenuti su altri temi.

Nessuna piattaforma fa tutto

Ryan Schram, del Center for the Creator Economy della Syracuse University, riassume il problema così: molte piattaforme riescono a fare bene una o due cose, raramente tutte. Per un creator significa dover scegliere dove cercare pubblico e dove cercare ricavi, perché difficilmente coincidono.

Un dato del Pew Research Center del 2024 mostra quanto la distribuzione sia frammentata: l'85% dei principali news influencer è su X, circa la metà su Instagram e il 44% su YouTube.

YouTube: i ricavi, ma crescere è lento

YouTube è descritto come la piattaforma più affidabile per guadagnare, grazie a una quota di ricavi pubblicitari che per Schram arriva al 55%. Un portavoce dell'azienda assicura che i contenuti non vengono favoriti né penalizzati in base all'orientamento politico. Resta il fatto, riportato dai creator, che farsi notare lì è difficile.

Instagram e Facebook: la portata senza compenso

Su Instagram la portata è enorme, ma i Reels non vengono pagati. Aaron Parnas racconta di aver raggiunto 450 milioni di visualizzazioni in un mese senza ricavarne alcun guadagno diretto, e definisce l'algoritmo una scatola nera. Adam Mockler parla di 90 milioni di visualizzazioni mensili.

Facebook viene invece indicato come sottovalutato: Mockler ha registrato 120 milioni di visualizzazioni e Parnas lo considera, insieme a YouTube, una fonte chiave di ricavi. Su Reddit la crescita è più complicata, ma Mockler lo usa come una forma di relazioni pubbliche interne alla community.

TikTok e X: regole e imprevedibilità

TikTok è la piattaforma più imprevedibile: la moderazione è incostante, alcuni contenuti politici vengono bloccati o segnalati come pubblicità e la portata cambia da un giorno all'altro. Un creator racconta di un video rimasto circa tre ore in revisione. X, invece, serve soprattutto per essere presenti dove stanno politici e giornalisti, anche se alcuni creator criticano la preferenza data agli abbonati, descritta come un dito sulla bilancia.

Dove si fanno davvero i soldi

La base economica, per molti, sono gli abbonamenti a pagamento su Substack, Patreon e beehiiv. Parnas ricava circa il 97% delle entrate da Substack. Lachlan Cartwright, di Breaker Media, ha 45.000 iscritti a beehiiv e dice che i social sono «un ripensamento».

La strategia comune è quindi questa: social network per la portata, contenuti esclusivi su abbonamento o su YouTube per i ricavi. Il pubblico si costruisce dove è più facile raggiungerlo, il reddito dove è più facile trattenerlo.

Cosa può imparare chi non fa politica

Il contesto è specifico degli Stati Uniti e di un settore con regole di moderazione più severe, ma la logica è trasferibile. Chi crea contenuti su qualsiasi tema si trova davanti allo stesso dilemma: le piattaforme che regalano visibilità spesso non pagano, e quelle che pagano non fanno crescere.

La lezione pratica è smettere di aspettarsi tutto da un solo canale. Conviene decidere in anticipo quale piattaforma serve a farsi conoscere e quale a farsi pagare, tenere un contatto diretto con il proprio pubblico tramite newsletter o abbonamenti e non legare il reddito a un algoritmo che non si controlla.

Per chi vive di contenuti, il punto non è più scegliere la piattaforma giusta ma costruire un sistema che regga anche quando una di esse cambia idea. Resta da vedere come cambieranno le regole di moderazione e la distribuzione dei compensi, ma i creator citati sembrano già averne preso atto: la dipendenza da una singola piattaforma è il rischio principale, e diversificare non è più una scelta ma una condizione di lavoro.