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Back-to-school 2026: i brand abbandonano i pochi grandi influencer per lavorare con migliaia di creator

C'è una frase, pronunciata dal CMO di American Eagle Craig Brommers, che riassume la direzione del creator marketing per il rientro a scuola: non basta più lavorare con centinaia di creator, servono migliaia di creator per "bucare il rumore". È il segnale di un cambiamento che riguarda chiunque produca contenuti: i brand stanno smettendo di puntare tutto su pochi nomi grossi e stanno allargando enormemente la platea di partner.

di Alessandro· 1 min di lettura

C'è una frase, pronunciata dal CMO di American Eagle Craig Brommers, che riassume la direzione del creator marketing per il rientro a scuola: non basta più lavorare con centinaia di creator, servono migliaia di creator per "bucare il rumore". È il segnale di un cambiamento che riguarda chiunque produca contenuti: i brand stanno smettendo di puntare tutto su pochi nomi grossi e stanno allargando enormemente la platea di partner.

Perché i brand moltiplicano i creator

Il motore di questa scelta è la frammentazione. Il pubblico si disperde tra piattaforme, formati e micro-interessi, e un solo testimonial non basta più a coprirli. American Eagle ne è l'esempio più chiaro: la campagna di back-to-school ruota attorno a Lamine Yamal, il prodigio del calcio diventato ambassador a gennaio, ma si appoggia contemporaneamente a un piccolo esercito di personalità online per intercettare nicchie come il #RushTok, il trend TikTok che segue le selezioni delle confraternite universitarie negli Stati Uniti.

La stessa logica guida altri retailer. Target sta riequilibrando il proprio media mix verso social, video short-form e creator, coinvolgendo sia studenti sia insegnanti diventati punti di riferimento online, da Katie Lynn Ward a Keldric Holmes, da Armaan Talreja a Kamryn Hall. Aéropostale porta avanti la serie "Intern Diaries" con la creator Déjà Clark e una linea di moda ispirata all'estetica Y2K: un evento con Clark nel flagship di Manhattan ha superato per affluenza e vendite in una singola giornata un appuntamento simile dell'anno precedente.

La spinta dei dati

I numeri confermano che non è un episodio isolato. Secondo una ricerca Kantar, il 61% dei marketer a livello globale prevede di aumentare la spesa in creator nel 2026. E il fenomeno si intreccia con l'ingresso di nuove categorie: la skincare, spiega Chris Konya di Sylvain, è ormai parte del corredo essenziale del back-to-school, trainata dai video "get-ready-with-me" su TikTok e YouTube. Anche gli accessori come i charm per zaini rientrano tra gli acquisti discrezionali degli studenti, accanto agli essenziali comprati dai genitori.

Il fattore prezzo: i "cacciatori di valore"

Sullo sfondo c'è un consumatore prudente. Secondo l'ultimo report Deloitte, quasi un terzo dei genitori (il 31%) rientra tra gli "hyper value-seekers", che adottano quattro o più tecniche di risparmio. La spesa per il rientro a scuola è attesa in calo del 6% una volta corretta per l'inflazione, mentre il 57% dei consumatori ritiene che l'economia peggiorerà nei prossimi sei mesi, il livello più alto dal 2020. Cambiano anche le modalità di pagamento: il 45% delle famiglie prevede di usare strumenti "compra ora, paga dopo", sei punti in più rispetto al 2025.

I brand rispondono con leve sul prezzo e con testimonial più credibili. JCPenney, per esempio, punta sulla comica Zarna Garg per raccontare il suo "Price Lock", la garanzia che i prezzi non saliranno fino al 27 agosto. La chiave, spiega Marisa Thalberg di Catalyst Brands, è la genuinità: il brand ha rinunciato a parte del controllo sull'advertising per lasciare che la creator parlasse in modo largamente non scriptato. E "influencer" non significa più solo grande nome: possono essere micro-influencer, purché risultino reali e credibili.

Anche l'AI entra nel gioco

Il rientro a scuola 2026 si gioca inoltre su nuovi canali. Kohl's ha debuttato a luglio con un assistente AI basato su Google Gemini, e il 46% dei genitori usa strumenti di intelligenza artificiale per confrontare prezzi e cercare offerte. Chi sfrutta tutti i canali insieme (negozio, ricerca, social e AI) arriva a spendere circa 737 dollari per studente. Ma sul fronte AI resta il nodo della misurazione: pochi retailer sanno se e come i sistemi di intelligenza artificiale li raccomandano.

Per creator e agenzie, il quadro è un'opportunità concreta: la domanda di collaborazioni si sta moltiplicando e si sposta verso profili più piccoli, verticali e autentici. Il valore non sta più solo nella reach di una star, ma nella capacità di presidiare nicchie e di apparire credibili a un pubblico che, prima di tutto, cerca convenienza.