Che i creator siano ormai un tassello strutturale dell'industria audiovisiva lo dice, più di tante analisi, il posto che occupano quest'anno alla Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2 al 7 settembre, dal Palazzo del Casinò al Lido, va in onda "Good Morning Venezia", un digital show mattutino condotto interamente da creator e pensato per raccontare in modo nuovo film e autori della rassegna.
Il format nasce dall'Unione Editori e Creators Digitali di ANICA, in collaborazione con La Biennale di Venezia, e in questa edizione può contare anche sul sostegno commerciale di MediaWorld. Sei gli appuntamenti in programma, con esordio il 2 settembre, in parallelo all'apertura dell'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica (2-12 settembre).
Tre creator alla conduzione
A guidare lo show sono Antonio Mascoli, Martina Ricca e Mauro Zingarelli, tre professionisti che raccontano il cinema da prospettive diverse, tra approfondimento, intrattenimento e divulgazione. Il loro compito è accompagnare il pubblico — con un occhio di riguardo alle generazioni più giovani — tra film, ospiti, curiosità e retroscena.
Il focus è la sezione Orizzonti, quella dedicata alle nuove tendenze estetiche ed espressive del cinema mondiale, con attenzione agli esordi, agli autori emergenti e alle cinematografie meno conosciute. All'interno di Orizzonti trova spazio anche Orizzonti Corti, la selezione competitiva di cortometraggi scelti per qualità e originalità. Non un contenitore qualsiasi, quindi: negli ultimi anni la sezione ha lanciato nomi come Laura Bispuri, Susanna Nicchiarelli, Pietro Castellitto, Brady Corbet e i fratelli Safdie.
Dietro il progetto: talent agency e Rai Cinema
Sul piano produttivo il progetto è un caso di scuola di come funziona oggi la filiera creator. "Good Morning Venezia" nasce grazie a Newco Management, Show Reel Factory e The Jab — la talent agency by the Jackal — in collaborazione con Aka-lab e Rai Cinema. La distribuzione segue la logica nativa dei creator: lo show è disponibile su YouTube, Spotify e sulle altre piattaforme di ascolto dal 2 settembre.
È un dettaglio non secondario. La presenza di una talent agency strutturata e di un broadcaster pubblico come Rai Cinema dentro lo stesso progetto segnala che la collaborazione tra creator e sistema audiovisivo tradizionale sta uscendo dalla fase sperimentale per entrare in quella dei format ricorrenti e produttivamente solidi.
Un panel per mettere a fuoco il mercato
Il rapporto tra creator e audiovisivo è anche il tema del primo panel dedicato, in programma il 7 settembre allo Spazio Incontri del Venice Production Bridge, all'Hotel Excelsior: "Creators Meet Cinema. A Talk on the New Audiovisual Ecosystem". A moderare è Riccardo Haupt, ceo di Will Media e Chora Media; tra gli ospiti confermati lo sceneggiatore e regista Salvatore De Chirico e, in rappresentanza della creator economy, Gaia Sidoni, Antonio James Mascoli, Andrea Vailati, Marco Cioni e Matteo Bruno.
Il confronto punta a leggere in chiave di mercato un fenomeno che finora è stato raccontato soprattutto in termini di visibilità. Per chi lavora nel settore, il valore sta proprio qui: capire come i creator possano inserirsi nelle filiere di produzione e promozione, e non restare solo amplificatori occasionali.
Perché interessa a chi crea contenuti
Le dichiarazioni degli organizzatori confermano la direzione. "Credo che i creator possano e debbano essere un elemento strategico del sistema audiovisivo anche in Italia", ha affermato Carlo Rodomonti, presidente dell'Unione Editori e Creators Digitali di ANICA, definendo l'operazione un esempio concreto di incontro tra mondi che devono collaborare sempre più. Sulla stessa linea Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra, secondo cui questa contaminazione può rafforzare la capacità del cinema di dialogare con il presente e generare nuovi pubblici.
Per un creator, per un talent manager o per un'agenzia, il segnale è concreto: le istituzioni culturali cominciano ad affidare ai creator non solo la promozione, ma il racconto stesso dei propri contenuti. Un'apertura che allarga il perimetro delle collaborazioni possibili, oltre il classico brand deal, e che porta la creator economy dentro spazi finora presidiati dai media tradizionali.