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TikTok spinge l'AI video con Seedance 2.5 per gli advertiser, mentre i feed si ribellano all'AI slop

TikTok apre agli inserzionisti strumenti di AI video sempre più potenti, e lo fa nel momento più scivoloso possibile: quando una parte crescente del pubblico dice apertamente di non voler più vedere contenuti generati dall'intelligenza artificiale nei propri feed. È la tensione che ogni creator e ogni brand dovrà imparare a gestire nei prossimi mesi.

di Antonio· 2 min di lettura

TikTok apre agli inserzionisti strumenti di AI video sempre più potenti, e lo fa nel momento più scivoloso possibile: quando una parte crescente del pubblico dice apertamente di non voler più vedere contenuti generati dall'intelligenza artificiale nei propri feed. È la tensione che ogni creator e ogni brand dovrà imparare a gestire nei prossimi mesi.

Cosa introduce Seedance 2.5

Lunedì TikTok ha annunciato l'integrazione di Dreamina Seedance 2.5, il più recente modello di generazione video della casa madre ByteDance, pensato per produrre clip di qualità più alta e calibrate sul pubblico della piattaforma. Le novità operative sono concrete: gli inserzionisti possono ora generare clip fino a 30 secondi, il doppio dei 15 secondi precedenti, e caricare fino a 50 riferimenti multimodali tra immagini, video e audio per guidare la generazione (il limite prima era di 9).

Sul piano qualitativo, TikTok promette immagini più nitide e realistiche, con una migliore coerenza di illuminazione, movimento e personaggi lungo tutta la clip, e una comprensione più fine del contesto di prodotto, delle proporzioni e della composizione della scena. In pratica, l'azienda punta a permettere agli advertiser di realizzare idee più ambiziose con una resa finale più solida. Il modello è già in fase di rilascio verso una selezione di inserzionisti a pagamento in mercati selezionati, e rappresenta l'evoluzione di Dreamina 2.0, integrato lo scorso aprile.

Il problema: il pubblico non ne vuole sapere

Qui sta il paradosso. Mentre TikTok mette più potenza AI nelle mani degli inserzionisti, molte piattaforme, TikTok compresa, fanno i conti con un rigetto crescente verso i contenuti generati artificialmente. Gli utenti hanno fatto capire senza mezzi termini di non voler vedere il proprio feed invaso dall'"AI slop".

Il segnale più forte è arrivato la scorsa settimana da Snapchat, che ha deciso di non promuovere più i contenuti interamente generati dall'AI all'interno di Spotlight. Ma non è un caso isolato: anche Pinterest, Reddit e X hanno introdotto misure per limitare la diffusione di materiale sintetico e ridurre il sovraccarico nei feed. Lo stesso TikTok, per parte sua, ha lanciato iniziative di trasparenza e alfabetizzazione sull'AI e permette agli utenti di indicare che vogliono vedere meno contenuti generati artificialmente.

Un rischio anche per i brand

Dare agli advertiser più modi per usare l'AI, in questo scenario, può risultare in controtendenza rispetto agli umori del pubblico. E il rischio non ricade solo sulla piattaforma: potrebbe tradursi in un contraccolpo reputazionale per gli stessi brand che scelgono di puntare tutto sulla generazione automatica. Un conto è usare l'AI per accelerare la produzione, un altro è inondare i feed di clip sintetiche in un momento in cui gli utenti le penalizzano attivamente.

Per i creator è una lettura da tenere presente su due fronti. Da un lato, strumenti come Seedance abbassano ulteriormente la barriera produttiva e alzano l'asticella qualitativa dei contenuti advertising realizzabili senza troupe: chi lavora con i brand dovrà confrontarsi con contenuti generati sempre più credibili. Dall'altro, la reazione del pubblico e le contromosse delle piattaforme suggeriscono che il valore si sta spostando dalla parte opposta, verso ciò che l'AI non sa replicare: presenza reale, riconoscibilità, relazione con la community.

Dove sta andando la partita

TikTok, evidentemente, vede un potenziale importante nell'ultimo modello Seedance e continua a costruire attorno all'AI il proprio toolkit pubblicitario, in continuità con il percorso avviato ad aprile. Ma la direzione del mercato non è a senso unico: mentre le piattaforme potenziano gli strumenti generativi per gli inserzionisti, allo stesso tempo alzano barriere sulla distribuzione dei contenuti puramente sintetici. Per chi crea e per chi investe in campagne, la sfida dei prossimi mesi sarà trovare l'equilibrio tra l'efficienza dell'AI e l'autenticità che il pubblico premia. Chi userà questi strumenti per amplificare un'idea umana, e non per sostituirla, partirà avvantaggiato.